Immaginate di perdervi tra la folla del Carnevale di Viareggio, in un mattino di febbraio, mentre i carri sfilano e la città si trasforma in un grande palcoscenico a cielo aperto. È da questa atmosfera unica, sospesa tra spettacolo e quotidianità, che nasce la canzone che Rita Pavone dedica all’edizione 2026 della manifestazione.
Il brano dal titolo Nel febbraio di un mattino, testo di Rita Pavone e musica di Giorgio Merk, editore Betty Wrong Edizioni Musicali e Fondazione Carnevale di Viareggio, racconta il Carnevale come luogo di incontri inattesi e di emozioni improvvise, in cui l’energia collettiva della festa si intreccia a una storia personale fatta di ricerca e di attesa. Tra i simboli più riconoscibili della tradizione viareggina – dal Burlamacco ai grandi carri in cartapesta, dal lungomare al mare d’inverno – Viareggio emerge come spazio di immaginazione e condivisione, capace di trasformare un momento di festa in un’esperienza emotiva e universale.
IL CONCERTO, 31 gennaio Teatro Eden
Un piede nel passato e lo sguardo nel futuro
Rita Pavone inaugura il Carnevale di Viareggio con il concerto Un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro in programma sabato 31 gennaio alle ore 18 al Teatro Eden di Viareggio, in diretta su Noitv. Il concerto è realizzato in collaborazione con la Betty Wrong di Elisabetta Sgarbi.
Come condensare in un titolo sessant’anni di carriera, non solo italiana – nel 1963, allora diciassettenne, Rita Pavone si sorpassava da sola con ben 8 brani contemporaneamente – ma anche internazionale, cosa non da poco in un’epoca in cui non esistevano i social?
Un talento smisurato, una grinta e tenacia impressionanti hanno fatto sì che la nota artista calcasse i palcoscenici di tutto il mondo incidendo i suoi dischi in 6 lingue diverse (pur senza parlarne neanche una!), cantasse canzoni dal successo enorme ottenendo recensioni entusiaste sulle più grandi testate giornalistiche mondiali.
Grande è stata la sua popolarità a livello internazionale; negli Stati Uniti è stata cinque volte ospite della trasmissione Ed Sullivan Show, apparendo come terzo nome in cartellone di una puntata dopo Duke Ellington ed Ella Fitzgerald. Seguono le numerose esibizioni in Francia per un mese all’Olympia di Parigi, e ancora in Spagna, Germania, Israele, Messico, Cuba, Australia e Canada.
Con un totale di oltre 50 milioni di dischi venduti a livello planetario, Rita Pavone è tra le cantanti più influenti e rispettate, per ammissione stessa di artisti del calibro di Agnetha degli Abba, Morrissey, Gene Simmons dei Kiss, Nina Hagen – quest’ultima nel 1979 fece una cover del grande successo di Rita in lingua tedesca datato 1963, “Wenn Ich Ein Junge War”.
Sessant’anni di onorata carriera musicale che le hanno permesso di far conoscere le tante Rite che vivono in lei, per rendersi conto di possedere un’eclettica vena di autrice, compositrice e produttrice, per sé stessa e successivamente per tutti quegli artisti che hanno avuto la perseveranza e il privilegio di seguirla come mentore.
“Il dormire sugli allori, accontentandosi di quanto si è ottenuto non è da me. Io amo, io adoro mettermi in gioco. Mi piace spiazzare il pubblico, dargli quei brani che ha amato e che si aspetta di ascoltare, ma alternandoli con altri che invece non si aspetterebbe mai di sentire interpretare da me, ma che alla fine poi adora”. Continua Pavone: “Pensando a un titolo da assegnare a questi live, quasi come folgorata sulla via di Damasco, mi è balenato per la testa un titolo che è la sintesi di tutto quello che ho in mente di fare, una citazione tratta da “A muso duro”, il pezzo più famoso scritto e portato al successo da Pierangelo Bortoli, “Un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.
In questa frase è condensato il messaggio artistico di Rita: riproporre a modo suo il brano e l’attualità di quel testo, come già aveva fatto in precedenza con altri successi del passato (tra cui “Sapore di sale” di Gino Paoli o “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo), perché “mi rende euforica il pensiero di cantare, perché no, qualcosa del futuro, perché non dimentichiamoci che spesso è dal passato che si trae il presente e anche il futuro”.
“Ad esempio, BEGGIN dei Maneskin, è una rilettura di un brano dei Four Season del 1967.
I WANNA BE YOUR SLAVE, sempre dei Maneskin, è la rilettura di un brano di Iggy Pop del 1988.
Non parliamo poi de LA VIE EN ROSE di Edith Piaf, riportata al successo con intelligenza da Grace Jones.”
Della serie“Non c’è futuro se non c’è passato”. Cit. Rita Pavone
A 40 anni dalla nascita di quella canzone e a venti dalla scomparsa di Bertoli, il progetto di Rita diventa anche un tributo a quel grande artista.
- RITA PAVONE – voce
- Riccardo Bertuzzi -chitarra
- Ezio Rossi – basso
- David Cuomo – batteria
- Fabio Gangi – pianoforte